RIGASSIFICATORE

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RIGASSIFICATORE

Rigassificatore: cos'è e qual è il suo ruolo nell’approvvigionamento energetico

Un rigassificatore è un’infrastruttura che consente di riportare il gas naturale liquefatto (GNL) allo stato gassoso per essere immesso nella rete di distribuzione nazionale e arrivare ai consumatori finali. Il gas naturale è un combustibile fossile ancora molto utilizzato in Italia per scopi domestici, industriali e per la produzione di energia elettrica; ecco perché è fondamentale garantirne un sufficiente approvvigionamento, negli ultimi anni messo sempre più a rischio dalla volatilità dei mercati internazionali soprattutto dopo lo scoppio del conflitto russo-ucraino. Basta pensare alla drastica riduzione delle forniture di gas proveniente dalla Russia, che dal febbraio 2022 (da quando sono state imposte sanzioni alla Russia in risposta all’invasione dell’Ucraina) ha creato non pochi problemi in termini di sicurezza energetica per tutti i paesi Europei. Le importazioni di metano dalla Russia sono passate dal 43,5% del 2021 all’8% del 2023; la diminuzione della fornitura di gas russo ha così richiesto un ripensamento della gestione delle fonti di approvvigionamento spingendo alla ricerca di soluzioni alternative. I rigassificatori giocano in questo senso un ruolo strategico e rappresentano una delle vie adottate per far fronte alla crescente carenza di gas nel nostro paese.

Rigassificatore: come funziona

Il processo di rigassificazione, che permette di riportare il gas naturale dallo stato liquido a quello gassoso, avviene grazie a una variazione di temperature. Durante il trasporto via mare il gas viene infatti raffreddato a -162 °C e liquefatto, riducendo il proprio volume di circa 600 volte. Una volta giunto all’impianto di rigassificazione, il GNL viene trasferito dai serbatoi delle navi metaniere alle strutture delle navi rigassificatrici, che tramite riscaldamento controllato provvederanno a convertirlo nuovamente in forma gassosa, pronto per essere immesso nella rete nazionale di distribuzione.

Le principali tipologie di rigassificatori: onshore, offshore e FSRU

I rigassificatori possono essere suddivisi in tre categorie principali, ciascuna con caratteristiche precise.

  • Onshore. Sono impianti realizzati sulla terraferma spesso all'interno di strutture portuali, adatti a gestire elevati volumi di GNL; si tratta della tecnologia più comune e diffusa, in grado di garantire processi di rigassificazione ad alta efficienza.

  • Offshore. Situati in mare aperto, sono impianti costituiti da piattaforme fisse e si suddividono a loro volta in:
  1. offshore GBS (Gravity Based Structure), strutture fisse costruite in cemento armato e poi trasportate a largo e appoggiate sul fondale marino. Sono delle vere e proprie isole artificiali, dove le navi metaniere possono attraccare e scaricare il GNL;
  2. offshore Gateway, tecnologia innovativa sviluppata dalla società texana Excelerate Energy che consente di usare le navi metaniere sia come mezzo di trasporto che come impianto di rigassificazione;
  3. offshore FSRU (Floating Storage and Regasification Unit), delle vere e proprie navi galleggianti ancorate al fondale e progettate per lo stoccaggio e la rigassificazione del GNL.

Vantaggi e svantaggi della rigassificazione

Ma quali sono i benefici del GNL? Intanto la sicurezza energetica a fronte della crescente carenza di gas, ma non solo: la rigassificazione consente di ridurre la dipendenza dai gasdotti e garantisce un trasporto e uno stoccaggio più efficienti (il gas allo stato liquido è più semplice da trasportare).

Tuttavia, negli ultimi anni gli impianti di rigassificazione sono al centro di un dibattito molto acceso sul loro impiego e sugli svantaggi che ne deriverebbero, a partire dagli investimenti ancora troppo elevati. Senza contare i rischi legati alla sicurezza: sebbene siano considerati sistemi estremamente sicuri, non è da escludere la possibilità che si verifichino incidenti come esplosioni, incendi, perdite di gas. Le navi rigassificatrici inoltre non eliminano il problema della dipendenza da combustibili fossili e possono avere un impatto ambientale significativo sul territorio.

Rigassificatori in Italia

Secondo l’ultimo report del GME (Gestore dei Mercati Energetici S.p.A.) a settembre del 2025 il 43% del gas arrivato in Italia era GNL proveniente da rigassificatori. Dati Snam ci dicono inoltre che attualmente la capacità di rigassificazione del nostro paese è di 28 miliardi di metri cubi all'anno, grazie ai vari impianti che ricevono GNL via mare. In Italia i principali impianti di rigassificazione sono cinque.

  • Rigassificatore di Piombino: è un impianto FRSU e ha una capacità di 5 miliardi di metri cubi l’anno. Diventato operativo nel 2023 per far fronte alla nuova politica energetica derivante dallo scoppio della guerra in Ucraina, oggi è in grado di coprire l'8% del fabbisogno nazionale di gas.

  • Rigassificatore di Ravenna: con una capacità di 5 miliardi di metri cubi all’anno la FRSU acquistata da Snam nel 2022 ed entrata in funzione a maggio 2025, è in grado di stoccare 170mila metri cubi di GNL e si calcola che possa assicurare un flusso di gas annuo equivalente a un sesto della quantità di GNL importata dalla Russia.
  • Rigassificatore di Panigaglia: costruito nel 1971 l’onshore in provincia di La Spezia è il primo impianto di rigassificazione realizzato in Italia. Ha una capacità annuale di 3,5 miliardi di metri cubi di gas, ma l’intenzione è di arrivare a 8 miliardi di metri cubi all’anno.

  • Rigassificatore di Rovigo: l’offshore che sorge a largo di Porto Viro, a 15 chilometri dalla costa veneta, garantisce una produzione massima annuale di 9,5 miliardi di metri cubi, pari al15% dei consumi nazionali di gas.

  • Rigassificatore di Livorno: la FRSU, situata a largo della costa tra Livorno e Pisa, ha una produzione massima annuale di 5 miliardi di metri cubi. Rappresenta un'infrastruttura chiave per la sicurezza energetica italiana e di recente ha ottenuto un prolungamento dell’operatività fino al 2044.

Impatto ambientale e ruolo dei rigassificatori nella transizione energetica

Una delle principali criticità dei rigassificatori è quella del suo impatto ambientale legato a consumi energetici elevati, all’uso di fonti di energia spesso non rinnovabili durante le varie fasi del processo, alle emissioni di gas serra dirette o indirette e alle possibili alterazioni dell’ecosistema marino a causa del rilascio di sostanze chimiche e del raffreddamento delle acque.

Nel contesto della transizione energetica, i rigassificatori possono comunque svolgere un ruolo cruciale. Il gas naturale, pur essendo un combustibile fossile, rappresenta una fonte a minore impatto emissivo rispetto ad altre alternative come carbone e olio combustibile. In questo senso, l’uso dei rigassificatori può rappresentare il volano verso un sistema energetico più efficiente, soprattutto se integrato con politiche di efficienza energetica e tecnologie più sostenibili per alimentarli.

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