La durezza dell’acqua è un parametro che indica la quantità di sali minerali disciolti, soprattutto calcio e magnesio, presenti nell’acqua.
Quando questi sali sono contenuti in misura ridotta si parla di acqua dura e acqua dolce, distinguendo quindi tra un’acqua più leggera e un’acqua più ricca di minerali.
In ambito domestico e professionale, capire cosa significa l’acqua dura è utile perché questo parametro può incidere sull’uso quotidiano della risorsa idrica, sulla manutenzione degli impianti e sul funzionamento di alcuni elettrodomestici.
Un’acqua più dura non è automaticamente non potabile, ma può favorire la formazione di calcare quando viene riscaldata o lasciata evaporare. Per questo motivo la durezza dell’acqua è un’informazione importante sia per le abitazioni sia per uffici, attività ricettive e piccoli esercizi commerciali che utilizzano acqua in modo continuativo.
Per misurare la durezza dell’acqua si utilizzano analisi specifiche, eseguite da laboratori o tramite kit domestici, utili a rilevare la concentrazione di calcio e magnesio. In Italia il dato viene spesso espresso in gradi francesi: un grado francese corrisponde a 10 mg di carbonato di calcio per litro. Sapere come si misura la durezza dell’acqua aiuta a interpretare correttamente il valore indicato nelle analisi dell’acquedotto o in un test privato. In generale, un’acqua sotto i 15 °F viene considerata dolce o leggera, tra 15 e 30 °F mediamente dura, oltre 30 °F dura o molto dura, secondo le classificazioni comunemente utilizzate.
I valori di durezza dell’acqua devono però essere letti nel contesto complessivo della composizione chimico-fisica dell’acqua e dell’uso previsto.
La durezza totale dell’acqua può essere distinta in durezza temporanea e durezza permanente.
La prima dipende soprattutto dalla presenza di bicarbonati di calcio e magnesio. Si definisce temporanea perché, con l’ebollizione, questi composti possono trasformarsi in carbonati insolubili, formando il deposito comunemente chiamato calcare.
È il fenomeno che si osserva spesso su bollitori, pentole, resistenze e rubinetti. La durezza permanente, invece, è legata ad altri sali, come cloruri, solfati e nitrati di calcio e magnesio, che non vengono eliminati con la semplice ebollizione. Questa distinzione è utile perché spiega perché far bollire l’acqua può ridurre alcuni depositi, ma non risolve sempre il problema alla base. Per una valutazione precisa, l’analisi della durezza dell’acqua rimane lo strumento più affidabile.
La durezza dipende soprattutto dal percorso che l’acqua compie prima di arrivare al punto di utilizzo. Durante il passaggio nel sottosuolo, l’acqua entra in contatto con rocce e terreni che possono rilasciare sali minerali. Zone ricche di rocce calcaree tendono quindi ad avere acque più dure, mentre aree con diversa composizione geologica possono presentare acque più leggere. Anche la profondità delle falde, il tempo di permanenza nel terreno e le caratteristiche dell’acquedotto possono incidere sul risultato finale.
Per questo motivo la durezza dell’acqua potabile può cambiare sensibilmente tra comuni diversi e, in alcuni casi, anche tra aree della stessa provincia. Conoscere il dato locale è utile per scegliere eventuali trattamenti e per pianificare correttamente la manutenzione di impianti e apparecchiature.
In presenza di acqua dura, il calcare può accumularsi progressivamente sulle superfici a contatto con l’acqua, soprattutto quando sono esposte al calore. Il fenomeno può riguardare:
Nel tempo, le incrostazioni possono ridurre l’efficienza degli scambiatori, allungare i tempi di riscaldamento dell’acqua e aumentare la necessità di interventi di manutenzione.
Anche il comfort quotidiano può risentirne: detersivi e detergenti possono produrre meno schiuma, i tessuti risultare più rigidi e le superfici richiedere pulizie più frequenti.
Per un’attività commerciale, questi aspetti possono tradursi in maggiori costi operativi, soprattutto quando l’acqua viene usata spesso per lavaggi, preparazioni, pulizie o servizi alla clientela.
Alcuni segnali permettono di capire se l’acqua utilizzata in casa o in azienda è particolarmente ricca di calcare. Non sostituiscono un’analisi, ma possono indicare la necessità di verificare meglio il parametro. Tra i segnali più comuni rientrano:
In presenza di questi indizi, può essere utile consultare i dati pubblicati dal gestore idrico o effettuare un test mirato. Una lettura corretta consente di distinguere un semplice problema estetico da una condizione che può incidere su efficienza, manutenzione e qualità dell'acqua percepita nell’uso quotidiano.
Capire come ridurre la durezza dell’acqua significa distinguere tra soluzioni con funzioni diverse. L’addolcitore per acqua agisce soprattutto sui sali responsabili della durezza, riducendo calcio e magnesio attraverso sistemi di trattamento dedicati. È indicato per proteggere impianti, tubazioni ed elettrodomestici dalla formazione di calcare.
I depuratori d'acqua, invece, hanno un obiettivo diverso: migliorano le caratteristiche dell’acqua destinata al consumo, intervenendo su odore, sapore ed eventuali sostanze indesiderate, in base alla tecnologia utilizzata. In molti contesti, l’azione combinata può risultare efficiente: l’addolcitore contribuisce alla protezione tecnica della casa o dell’attività, mentre il depuratore di acqua per casa è pensato per ottenere acqua depurata in casa da bere e utilizzare in cucina.
Per essere sicuri di bere acqua pulita direttamente dal rubinetto di casa i depuratori di VIVI energia sfruttano due delle tecnologie più diffuse per il trattamento dell’acqua: a osmosi inversa e a ultrafiltrazione. Ciascuna linea è disponibile in due modelli diversi.
I benefici principali sono:
Energia Elettrica 100% verde/green: si intende energia elettrica prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili e/o certificata come proveniente da fonti rinnovabili, tramite l’annullamento di Garanzie di Origine (GO), in conformità alla Delibera ARERA ARG/elt 104/11 e s.m.i.
